mercoledì 7 settembre 2011

Tracce


Per me i libri sono come le persone: si dovrebbe leggere prima l'ultima pagina, e solo dopo la prima. Una persona, nel cui implacabile giudizio nutro piena fiducia e sconfinata ammirazione, consiglió il libro qua sopra. Così mi sono fatta trascinare in questo viaggio che, come ogni viaggio che possa dirsi tale, è volto prima di tutto alla scoperta di noi stessi. E' una storia sul senso di sradicamento, sull'inquietudine e la solitudine di chi non si sente mai arrivato, da nessuna parte. Di chi vive lontano dal proprio cuore, e per questo non si sente a casa in alcun luogo.
La vicenda di "Il progetto Lazarus" prende spunto dalla storia vera di un immigrato diciannovenne, il Lazarus del titolo appunto, ucciso dalla polizia nella Chicago dei primi anni del Novecento, e si interseca narrativamente con il racconto che a sua volte ne fa, un secolo dopo, il protagonista Vladimir Brik. Aspirante scrittore, anch'egli immigrato negli Usa dalla Bosnia insanguinata dalla guerra, insoddisfatto e "sradicato" tra le terre della propria anima, verrà a conoscenza della storia di Lazaro, e deciderà così di raccontarla, intraprendendo un viaggio attraverso l'Europa con la compagnia dell'amico fotografo Rora.
Gli uomini raccontano storie fin dalla notte dei tempi, perchè nella trama di esse intrappolano il proprio passato, e tentano di intessere il proprio futuro. Così lo scrittore, andando in cerca della sua storia, va in relatà in cerca di se stesso, della sua memoria, e delle sue radici.
Così, mentre Vladimir Brick/Alexandar Hemon raccontava la storia di Lazzaro, il morto vivo, io dentro di me raccontavo la sua di storia, che poi è anche la mia che hoo commesso il peccato più imperdonabile, perchè vivo lontano dla mio cuore. Arrivata all'ultima pagina, mi sono chiesta se il mondo sia dei vivi o dei morti, e chi sono io. Non male, per un po' di carta con dell'inchiostro sopra.

Nessun commento:

Posta un commento