venerdì 9 settembre 2011

Terraferma

La legge del cuore contro la legge dello stato. Ce ne aveva già parlato Sofocle, appena qualche secolo fa. ed Emanuele Crialese, nel suo film TERRAFERMA, ci dà la sua personale versione dell'eterna domanda di Antigone.
Utilizzando la categoria aristotelica di "luogo", la vicenda si svolge interamente su una piccola isola siciliana.  La scena si apre sul mare, che non a caso è il vero protagonista della storia, come metafora e unità simbolica altra, dove le  regole e le leggi della terraferma non hanno alcun valore.
Un giorno un vecchio pescatore, che si rifiuta di vendere la sua barca nonostante le difficoltà perchè "pescare è quello che ci hanno insegnato a fare", si imbatte in un gommone di immigrati clandestini che sta affondando. La macchina da presa ci mostra, con una carrellata all'indietro, il senso di disperazione di queste persone, che si buttano in mare tentando di raggiungere l'ultima spiaggia, l'ultima speranza che gli rimane oltre la morte.
E così il pescatore, proprio come nella celebre canzone di De Andrè, non si guarda neppure intorno. Sa che se seguisse la legge degli uomini dovrebbe lasciarli lì, a morire, ad annegare. Qui entra in gioco il dominio delle leggi non scritte, quelle che ci scriviamo noi per affermare chi siamo, e chi vorremmo essere. Così gira la sua barca, e fa salire i clandestini a bordo, salvandoli. In questa scena, una delle più belle del film, c'è tutto il suo senso; si tufferà addirittura, lui, anziano e malato, per soccorrere una donna incinta che evidentemente non ce la fa a nuotare, e la nasconderà a casa della nuora (moglie del figlio scomparso anni prima in mare) e del nipote.
Un film intenso, poetico ed emozionante, ricco di momenti che definirei adirittura epici: come la scena della spiaggia nella quale si vede un turista tenere in braccio un immigrato appena naufragato, e gli dà da bere, che mi ha ricordato la pietà di Michelangelo. Perchè in definitiva, il senso del nostro stare al mondo, può essere solo salvarci a vicenda, o almeno provare ad aggrapparci alla nostra terraferma.

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