martedì 27 settembre 2011

Un genio della fotografia

Ho partecipato a questa campagna perhè Harold Feinstein è un maestro della fotografia.
Da cosa lo capisco? Dal fatto che quando guardo le sue foto mi viene da piangere


http://kck.st/nEIYXa


http://www.kickstarter.com/projects/589591535/harold-feinstein-a-retrospective

lunedì 19 settembre 2011

Report GENERAZIONE A PERDERE

Report GENERAZIONE A PERDERE

Eccola qua, la mia generazione. Qualche volta sarebbe bello sentirsi il progetto, invece che a progetto

giovedì 15 settembre 2011

Una poesia, così

Ho sbattuto contro di te come si sbatte contro il destino. E così sono rimasta a terra, piegando i pezzi troppo piccoli di ciò che è rimasto, adesso.
Con una domanda, che non sarebbe mai diventata una risposta.
E dall'ultimo sguardo, l'ultimo possibile, ho fatto sgocciolare i minuti, i giorni e i mesi, in fila come soldati sconfitti.
Fino alla sera in cui mi spiegasti il mito, e il senso di una speranza già morta.

venerdì 9 settembre 2011

Terraferma

La legge del cuore contro la legge dello stato. Ce ne aveva già parlato Sofocle, appena qualche secolo fa. ed Emanuele Crialese, nel suo film TERRAFERMA, ci dà la sua personale versione dell'eterna domanda di Antigone.
Utilizzando la categoria aristotelica di "luogo", la vicenda si svolge interamente su una piccola isola siciliana.  La scena si apre sul mare, che non a caso è il vero protagonista della storia, come metafora e unità simbolica altra, dove le  regole e le leggi della terraferma non hanno alcun valore.
Un giorno un vecchio pescatore, che si rifiuta di vendere la sua barca nonostante le difficoltà perchè "pescare è quello che ci hanno insegnato a fare", si imbatte in un gommone di immigrati clandestini che sta affondando. La macchina da presa ci mostra, con una carrellata all'indietro, il senso di disperazione di queste persone, che si buttano in mare tentando di raggiungere l'ultima spiaggia, l'ultima speranza che gli rimane oltre la morte.
E così il pescatore, proprio come nella celebre canzone di De Andrè, non si guarda neppure intorno. Sa che se seguisse la legge degli uomini dovrebbe lasciarli lì, a morire, ad annegare. Qui entra in gioco il dominio delle leggi non scritte, quelle che ci scriviamo noi per affermare chi siamo, e chi vorremmo essere. Così gira la sua barca, e fa salire i clandestini a bordo, salvandoli. In questa scena, una delle più belle del film, c'è tutto il suo senso; si tufferà addirittura, lui, anziano e malato, per soccorrere una donna incinta che evidentemente non ce la fa a nuotare, e la nasconderà a casa della nuora (moglie del figlio scomparso anni prima in mare) e del nipote.
Un film intenso, poetico ed emozionante, ricco di momenti che definirei adirittura epici: come la scena della spiaggia nella quale si vede un turista tenere in braccio un immigrato appena naufragato, e gli dà da bere, che mi ha ricordato la pietà di Michelangelo. Perchè in definitiva, il senso del nostro stare al mondo, può essere solo salvarci a vicenda, o almeno provare ad aggrapparci alla nostra terraferma.

mercoledì 7 settembre 2011

Tracce


Per me i libri sono come le persone: si dovrebbe leggere prima l'ultima pagina, e solo dopo la prima. Una persona, nel cui implacabile giudizio nutro piena fiducia e sconfinata ammirazione, consiglió il libro qua sopra. Così mi sono fatta trascinare in questo viaggio che, come ogni viaggio che possa dirsi tale, è volto prima di tutto alla scoperta di noi stessi. E' una storia sul senso di sradicamento, sull'inquietudine e la solitudine di chi non si sente mai arrivato, da nessuna parte. Di chi vive lontano dal proprio cuore, e per questo non si sente a casa in alcun luogo.
La vicenda di "Il progetto Lazarus" prende spunto dalla storia vera di un immigrato diciannovenne, il Lazarus del titolo appunto, ucciso dalla polizia nella Chicago dei primi anni del Novecento, e si interseca narrativamente con il racconto che a sua volte ne fa, un secolo dopo, il protagonista Vladimir Brik. Aspirante scrittore, anch'egli immigrato negli Usa dalla Bosnia insanguinata dalla guerra, insoddisfatto e "sradicato" tra le terre della propria anima, verrà a conoscenza della storia di Lazaro, e deciderà così di raccontarla, intraprendendo un viaggio attraverso l'Europa con la compagnia dell'amico fotografo Rora.
Gli uomini raccontano storie fin dalla notte dei tempi, perchè nella trama di esse intrappolano il proprio passato, e tentano di intessere il proprio futuro. Così lo scrittore, andando in cerca della sua storia, va in relatà in cerca di se stesso, della sua memoria, e delle sue radici.
Così, mentre Vladimir Brick/Alexandar Hemon raccontava la storia di Lazzaro, il morto vivo, io dentro di me raccontavo la sua di storia, che poi è anche la mia che hoo commesso il peccato più imperdonabile, perchè vivo lontano dla mio cuore. Arrivata all'ultima pagina, mi sono chiesta se il mondo sia dei vivi o dei morti, e chi sono io. Non male, per un po' di carta con dell'inchiostro sopra.